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24/01/2013

Vino biologico vs vino naturale

di Cristina Micheloni, Vice presidente Aiab e responsabile del comitato scientifico

In seguito all'articolo "Zero additivi e pesticidi la battaglia dei vini naturali per farsi spazio a tavola" pubblicato da La Repubblica il 22 gennaio scorso, in cui è stata fornita un'informazione incompleta e fuorviante sulla differenza tra vino biologico e vino naturale, AIAB ha deciso di scrivere una lettera di replica al giornale, ad oggi non ancora pubblicata.

Nello specifico, abbiamo elencato i principali aspetti che andrebbero riportati ai lettori in modo da permettere loro di comprendere il tema e, di conseguenza, farsi una propria idea:
1. il vino biologico si ottiene esclusivamente da uve biologiche certificate. Ciò significa che sono state ottenute da vigneti dove non si utilizzano pesticidi di sintesi (nemmeno gli erbicidi), nè fertilizzanti di sintesi. Per poter dichiarare le uve biologiche bisogna, inoltre, sottostare ad un periodo di conversione di almeno due anni che, in pratica, vuol dire che tra l'inizio dell'applicazione del metodo biologico in vigneto e la vendita della prima bottiglia di vino biologico devono passare almeno 3 anni per i vini di pronta beva e ben di più per quelli da più lento affinamento. Tutto ciò nello schema di pag. 19 non è nemmeno riportato, potrebbe così apparire che ciò che contraddistingue il vino biologico siano le tecniche di cantina, mentre la caratteristica principale è la differenza delle uve.
2. il vino libero non è biologico e nemmeno naturale, giacchè ottenuto da aziende convenzionali ed una integrata, il che significa che vengono utilizzati insetticidi, fungicidi, ad esclusione di erbicidi e fertilizzanti di sintesi.
3. se si deve parlare di "boom" non si può trascurare la crescente realtà dei viticoltori biologici che al 31 dicembre 2011 risultano comporre un vigneto bio italiano pari a 52.812ha. Nello schema riportato dall'articolo questi dati, che sono i più significativi, non sono citati.
4. molti dei produttori di vino naturale (quelli di VinNature, ad esempio) sono produttori biologici regolarmente certificati. Essi sono, anzi, una delle parti forse più interessanti ed innovative del movimento biologico e partecipano all'evoluzione del settore.
Sono questi i dati e le informazioni che riteniamo corrette fornire ai consumatori. Negli ultimi anni infatti AIAB ha dedicato molte delle sue energie all'informazione scientifica enologica, orientata a produttori e consumatori con la pubblicazione "Piacere Bio" e Orwine il progetto sulla viticoltura e sull'enologia biologica per lo sviluppo di tecniche ecologicamente sostenibili, il miglioramento della qualità del vino biologico e una normativa di riferimento basata su dati scientifici. Alla luce di queste conoscenze, ci permettiamo, pertanto, una valutazione in merito alla questione: perché ci sono produttori che non vogliono rispettare le regole del biologico, ma dichiararsene al di sopra? Probabilmente solo per usare la sensibilità ormai matura dei consumatori sui temi ambientali e della salute, ma senza sottoporsi a controlli, in modo tale da essere liberi "dalla burocrazia", come spesso sostengono. Non vorremmo, invece, che il fine sia "essere liberi di fare ciò che si vuole" e sfruttare, senza temere di provocare danni ai produttori biologici onesti e rispettosi delle regole, il momento di attenzione del mercato.

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