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Roma, 7 marzo 2014 - "La banca dati del mondo agricolo, che decide della gestione di fondi ingenti, deve essere gestita con correttezza e trasparenza: oggi non è così e questo danneggia tutti gli agricoltori, sopratutto quelli che fanno della battaglia della legalità la loro bandiera, come il mondo del biologico. Sulla vicenda chiediamo al ministro Martina di invertire la rotta rispetto alla precedente gestione del Ministero dell'Agricoltura". E' quanto afferma Vincenzo Vizioli, presidente di AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) commentando le recenti vicende riguardanti il Sian, il sistema informativo con cui vengono distribuiti 7 miliardi di euro di fondi della Pac, che hanno fatto emergere il meccanismo di assegnazione opaca di nomine e di fondi pubblici, l’AIAB esprime forti preoccupazioni e si augura che il nuovo governo porti luce e chiarezza.
Da molti anni, infatti, il sistema è in mano alla Sin, una società partecipata tra Agea e un gruppo di imprese. Sempre le stesse, che si confrontano con problemi che rimangono irrisolti: le superfici agricole aziendali che cambiano in funzione dell’angolazione delle foto aeree; il conseguente blocco delle pratiche la cui causa deve essere scoperta dall’azienda e non comunicata; il ritardo cronico dei pagamenti; l’assegnazione dei fondi senza il riferimento alla domanda; l’assenza di procedure con tempi di risposta certa diversamente da qualsiasi pubblica amministrazione.
Sono questi alcuni dei gravi problemi irrisolti che mettono in ginocchio le aziende. Nonostante ciò, però, la Sin ha recentemente ottenuto un ulteriore rinnovo da parte dell’ex ministro De Girolamo per gestire il servizio fino al 2016. Con contratti da capogiro per i vertici e competenze affatto adeguate.
“Ci auguriamo – dice Vincenzo Vizioli - che la procura e il neo ministro Martina, facciano al più presto luce sugli aspetti che rendono molto opaco il profilo del Sian, la banca dati più grande e complessa del comparto agricolo e forestale. Ci auguriamo allo stesso modo che anche le Regioni prendano una posizione in merito. L’agricoltura italiana non può permettersi che un ente così importante rimanga invischiato in meccanismi di malagestione che compromettono seriamente tutto il comparto agricolo e forestale del nostro Paese”.
Per ulteriori riferimenti scrivere a ufficiostampa@aiab.it
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