Roma, 9 giugno 2014 – Priorità assoluta al settore agricolo e un’azione forte per la revisione del Regolamento europeo del biologico durante il semestre italiano. A chiederlo, in un incontro che si tiene questa mattina, al ministero delle Politiche Agricole con il viceministro Andrea Olivero, è l'Associazione Italiana Agricoltura Biologica.
L'AIAB, che riconosce al Mipaaf la tempestività con cui ha aperto un tavolo di consultazione con il settore, rivendica prima di tutto la centralità dell’Italia: “Siamo da sempre il primo paese europeo per superfici bio e numero di operatori e non abbiamo mai fatto valere questa rendita di posizione subendo spesso le priorità delle agricolture nord europee. Ora questa musica deve cambiare”.
Un cambiamento che deve iniziare dalla partecipazione (per ora mancata) degli operatori del settore al processo decisionale europeo. “Gli agricoltori e i consumatori, che sin dall’inizio hanno scritto le regole del biologico, devono essere coinvolti nel processo decisionale, attualmente solo in mano alla Commissione”. “Il principale problema del Regolamento – dice Vincenzo Vizioli, presidente di AIAB - è quello di non prevedere forme di aggiornamento innovative che passino attraverso i principali attori del biologico. Se è vero che il bio è fondato su principi saldissimi e che devono rimanere immutati, è vero però che le norme su ricerca, tecniche, misurazioni devono poter cambiare, adattandosi ai tempi. Questo cambiamento deve essere partecipato. Altrimenti viene meno tutto il presupposto su cui l’agricoltura biologica è nata: il forte collante tra chi produce e chi consuma”.
La nuova proposta di Regolamento, lo ricordiamo, è stata recentemente presentata dalla Commissione europea per rivedere interamente la disciplina sull’agricoltura biologica su scala continentale. Ne discuteranno nei prossimi mesi il Parlamento e il Consiglio (cioè i governi) per portare tutta la materia a una definitiva approvazione entro la seconda metà del 2017.
Le questioni aperte sul nuovo Regolamento sono numerose e tra queste la maggiore vigilanza e l'uniformità delle regole sull'importazione. “Il rischio – dice l’AIAB - è che si crei una sorta di barriera invalicabile per chi è fuori dal ‘recinto’ europeo. Dobbiamo fare attenzione a non creare forme di protezionismo nascosto”.
“Auspichiamo – ha concluso Vizioli - che il ministero, affrontando le problematiche del biologico tramite il confronto sul nuovo Regolamento, fissi i giusti obiettivi di crescita del settore, l’unico in grado di dare risposte ai punti fissati della PAC”.
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