Sei in : Home / News / Un vivaio biologico sociale: L'Albero di Zaccheo accorcia la filiera e da opportunità.
Nell'Alto Tevere Umbro e, più precisamente a Selci, ai confini con il Comune di Città di Castello e San Giustino, è nata una iniziativa che ha messo insieme la Caritas, la cooperativa sociale “Il Sicomoro”, le aziende agricole biologiche “Il Lombrico Felice” e “Maccarello”, dando vita ad una nuova cooperativa agricola denominata “L'albero di Zaccheo”.
I primi passi sono stati mossi vicino ad Aiab (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) ed Arcoiris (azienda sementiera Bio).
Il tentativo è di coniugare l'agricoltura sociale con quella biologica, il recupero delle tradizioni con l'innovazione, l'assistenza con l'inclusione lavorativa.
L'attività principale, che partirà già ad aprile, riguarda la realizzazione di un vivaio per la produzione di piantine da orto, certificate biologiche, da proporre alle aziende del centro Italia che operano su questo settore e che avrebbero così l'opportunità di rifornirsi a breve distanza.
A questo primo intervento, oltre alla Fondazione per l'Istruzione Agraria di Città di Castello, che ha messo a disposizione il terreno, potrebbe partecipare la stessa Scuola Agraria offrendo un supporto scientifico per sperimentazioni su specifiche colture e varietà.
L'obiettivo è infatti quello di offrire alle aziende produttrici di biologico un prodotto a più breve distanza possibile e con una varietà ampia e qualitativamente elevata. L'attività sarà guidata e seguita da due agronomi con esperienza decennale in agricoltura biologica e da un tecnico che si occupa di vivaismo. Il progetto complessivo riguarda anche la coltura in campo aperto di ortaggi da commercializzare nel territorio attraverso punti e reti di vendita diretta.
Nel progetto saranno coinvolte persone, soprattutto giovani, che vivono in una situazione di difficoltà, per offrire loro l'opportunità di raggiungere una graduale autonomia e la propria realizzazione. Le persone coinvolte potranno, con le loro famiglie, trovare alloggio in appartamenti della fattoria antistante l'area agricola da coltivare, con la possibilità, sfruttando spazi ed annessi agricoli, di produrre autonomamente il proprio fabbisogno alimentare.
L'intenzione è di contribuire a promuovere il recupero di territori e strutture abbandonate, attraverso iniziative imprenditoriali diffuse, come alternativa a modelli di produzione basati su monopoli e monocolture e a sistemi di distribuzione iniqui, che provocano enormi quantitativi invenduti e sprecati.
Secondo gli esperti corriamo tutti, compreso l'occidente opulento, un vero rischio alimentare, che deriva da pratiche agricole sconsiderate, monocolture, perdita di biodiversità, politica egemonica che fissa i prezzi e non lascia spazio a colture innovative ed integrate, che non permette l'entrata diretta sul mercato ed uccide la piccola agricoltura familiare e contadina.
E' a rischio insomma la sovranità alimentare e chi fa con monopoli e monocolture grossi guadagni, creando povertà altrui, non ha interesse che si torni alla multifunzionalità dell'agricoltura e alle piccole coltivazioni locali. Sarebbe importante diffondere fra gli agricoltori la consapevolezza che sono loro invece, ancora oggi, ad avere le chiavi per interpretare i ritmi della terra, i cambiamenti stagionali, le capacità rigenerative del suolo e sarebbe bene trasmettere tutto questo alle future generazioni.
A questo scopo il progetto prevede una serie di incontri con gli studenti delle scuole del territorio per far conoscere la situazione dell'agroalimentare da un punto di vista sociale ed economico, anche con l'intento di promuovere uno stile di vita che riduca lo spreco e scelga alternative solidali e sostenibili di consumo.
Il percorso si concluderà con una visita didattica, presso il Lombrico Felice, per una sensibilizzazione sul tema degli ecosistemi locali ed il rispetto della biodiversità.
La cultura è anche coltura e non può fare a meno del modo con cui si coltiva la terra. Questo concetto, sempre più attuale, suggerisce di valorizzare il patrimonio rurale di un territorio, non solo da un punto di vista culturale ma anche economico e sociale. Non a caso il benessere è maggiore in quei territori con sistemi sostenibili e diffusi di utilizzo della terra, anche di quella marginale, che rendono più facile l'integrazione ed il contrasto alla povertà. Del resto negli anni 50 del secolo scorso la povertà era più pesante e diffusa di quella attuale, ma ognuno, a differenza di oggi, si poteva autosostenere attraverso la produzione di alimenti base (uova, carni, latticini, ortaggi e frutta), poteva avere un tetto e legna per scaldarsi, utilizzando appunto tutto l'ambiente rurale disponibile.
E' su tali basi e consapevolezza che si fonda il progetto de L'Albero di Zaccheo, dal quale non ci resta che attendere i frutti, coglierli, gustarli.
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