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26/05/2015

TTIP: il 28 maggio il voto in Commissione Commercio UE. AIAB presenta un report sui punti più controversi.

AIAB fa appello ai parlamentari italiani e presenta un report sui punti più controversi.

Domani, a Milano, incontro pubblico: “Gli effetti del TTIP su Agricoltura e alimentazione”

Roma, 26 maggio 2015 - Giovedì prossimo 28 maggio si voterà in Commissione commercio

Internazionale al Parlamento Europeo la risoluzione sul TTIP, il Trattato Transatlantico sul

commercio e gli investimenti (Transatlantic Trade and Investment Partnership), l’accordo

commerciale di libero scambio in corso di negoziato tra Unione europea e gli Stati Uniti.

AIAB ha preparato un report che riassume i punti più controversi del Trattato e fa appello ai

parlamentari italiani perché difendano l’agroalimentare Made in Italy, uno dei beni più preziosi del

nostro Paese.

Sulla bilancia di vantaggi e svantaggi del TTIP per l'agricoltura e il bio europeo, , infatti, l'ago pende

sicuramente verso i prodotti Usa. “La pericolosità di questo accordo per un settore fortemente

legato ai diritti essenziali degli individui non va sottovalutata” dichiara Vincenzo Vizioli presidente

di Aiab. “Da un lato c'è l'Unione Europea, che ha fondato il proprio mercato comune sulla buona

qualità dell'agricoltura, anche nel settore bio, proteggendola fino ad oggi. Dall'altro un Trattato

che, abbattendo le ultime barriere che dividono le due coste dell'Atlantico, consentirà a Usa e

Canada di importare i migliori prodotti dell'agricoltura europea, esportando cibo di qualità

inferiore e con più bassi livelli di sicurezza alimentare. Inoltre c’è da rimarcare l‘assurdità e la

pericolosità per i diritti dei cittadini, di una trattativa tenuta segreta e fatta alle spalle degli artefici

della produzione agricola e dei consumatori, trattati come attori passivi”.

Dal report emerge una fotografia radicalmente negativa per l’Europa e per l’Italia. A rischio sono la

qualità dei prodotti e del modo di coltivazione, quindi la salute umana e ambientale. Ma anche la

credibilità del del Made in Europe e quindi il conto economico è nettamente in perdita, per quanto

riguarda il settore cardine dell’agroalimentare.

Report - Ecco alcuni dei punti più critici.

Cosa entra nei nostri piatti grazie al TTIP?

Secondo i dati rielaborati dall’associazione FairWatch, a fronte dell'esportazione europea

oltreoceano di bistecca senza ormoni, l'Europa importerà dagli Usa un quantitativo doppio di

carne rossa addizionata di ormoni di crescita. Stessa sorte per la farina bianca (a basso tenore di

OGM da Ue e al contrario praticamente tutta OGM da Usa) e il latte. Questo comporterà un calo

non trascurabile della qualità dei prodotti in entrata in Europa.

La più profonda differenza tra il mercato agroalimentare Usa e quello UE è il controllo della qualità

di quello che arriva in tavola e il funzionamento delle misure sanitarie e fitosanitarie. Se in Europa

vige il sistema farm to fork che monitora e controlla l'intera filiera di un prodotto agroalimentare,

gli Usa hanno un approccio a valle. Questo significa che oltreoceano si basa la sicurezza del

consumatore finale sulla prova evidente di un collegamento tra intossicazione alimentare e

alimento, attraverso costose analisi a carico del probabile intossicato. In caso queste evidenze

sanitarie e scientifiche non siano chiare, il prodotto incriminato rimane sul mercato.

Il biologico europeo, settore agricolo sottoposto a controlli molto rigidi a carico dei produttori,

se messo in competizione con l'organic statunitense si trasformerebbe per gli europei in un

genere di lusso, dati i costi più elevati dci controlli.

Chi firmerà il TTIP?

Insieme ai governi degli Stati Membri dell'Unione Europea, agli Stati Uniti e al Canada sono

protagoniste delle negoziazioni e della firma del Trattato le multinazionali dell'agroalimentare e

dei maggiori settori economici di interesse.

La presenza come firmatari delle principali aziende e lobby dei mercati globali permette a questi

attori di poter citare in giudizio i Governi, presunti sovrani, in caso vengano minacciati gli obiettivi

commerciali delle stesse. In pratica, se uno qualunque di questi imperi dell'agroalimentare si

sentisse in qualche modo penalizzato dalle politiche e regolamentazioni commerciali e sanitarie

interne agli Stati firmatari del TTIP, potrebbe fare causa al governo del Paese in questione.

Questo grazie all'Investor-State Dispute Settlement (ISDS), l'organo di arbitrato internazionale,

costituito da arbitri scelti con metodi extragiudiziali, chiamato a decidere sulle controversie fra

investitori privati e Paesi aderenti.

Decade dunque lo scenario proposto e approvato tramite votazione del 14 aprile 2015 della

Commissione Agricoltura Europea, che vede garantiti gli standard di qualità e i modelli agricoli

vigenti in UE. L'Accordo assume l'aspetto di una strada diretta e protetta per i grandi investitori,

per bypassare la democrazia dei Governi.

Import/Export: quanto ci guadagna l'agricoltura Ue?

Attualmente soltanto l'8% delle importazioni alimentari della Ue arrivano dagli Usa a fronte di un

13% di esportazione. La caduta delle frontiere tariffarie e non tra i due blocchi atlantici gioverà

soprattutto agli Usa, fino ad oggi fortemente bloccati nelle esportazioni alimentari a causa dei

regolamenti sanitari europei.

Nel 2027, infatti, anno che vedrà il funzionamento a pieno regime del TTIP, le esportazioni

dall’Europa agli Stati Uniti raggiungeranno un aumento del 60% rispetto al 2014 mentre quelle

Usa-Ue del 120%. Considerato che i prezzi medi europei del cibo trasformato sono di 4 volte

superiori rispetto a quelli degli stessi prodotti provenienti dagli Usa, la diretta conseguenza sarà la

perdita di competitività dei prodotti europei nello scambio import/export e lo spostamento,

causato dai prezzi americani di molto inferiori a quelli italiani, delle preferenze dei consumatori

europei verso prodotti extra-Ue. 

TTIP e OGM: forti pressioni che troveranno “terreno fertile”?

Nonostante la determinazione della Commissione Agricoltura della UE nell'affermare che “nessuna

delle regolamentazioni legate alla protezione della vita e salute umana, degli animali e delle piante

o alla tutela dell'ambiente e del consumatore già vigenti in Europa, saranno oggetto di

negoziazione nel Trattato”, i dubbi in merito all'importazione da Canada e Stati Uniti di prodotti

OGM rimangono.

Per assicurarsi una via d'uscita rispetto alla commercializzazione in Ue dei cibi OGM, infatti, i

produttori Usa hanno proposto di inserire nel Trattato una norma specifica contro le etichette

parlanti, già obbligatorie nei regolamenti agroalimentari europei.

Chi gestisce l'agroalimentare mondiale?

Altro fattore a sostegno di un deciso NO al TTIP è il nodo multinazionali. Secondo uno studio della

società olandese Ecorys gli attori principali degli scambi agroalimentari sono le multinazionali, che

rappresentano da sole il 52% del fatturato annuo del settore.

La gestione GDO-style delle multinazionali rende più difficile per le piccole e medie imprese la

competizione nel mercato dell'agroalimentare. Per il bio, più soggetto alle fluttuazioni naturali e

alle “cattive annate”, questo potrebbe significare l'abbandono del settore da parte di una grossa

percentuale dei piccoli imprenditori agricoli, che rimarrebbero schiacciati dal sistema

transatlantico.

Il risultato, oltre a un appiattimento dei prezzi e della qualità verso il basso, è la monopolizzazione

dei mercati da parte dell'1% degli attori dell'agroalimentare mondiale. Scenario che pare invece

incontrare  il favore delle due maggiori organizzazioni europee di produttori e cooperative, il Copa

(Organizzazione europea di rappresentanza dei produttori agricoli) e il Cogeca (Confederazione

generale delle cooperative agricole dell'Ue), secondo le quali il TTIP ridurrebbe notevolmente le

spese degli imprenditori agricoli e dei trasformatori, non più obbligati a pagare rigidi controlli sulla

filiera di prodotto.

Nel frattempo continuano le mobilitazioni di organizzazioni e cittadini per fermare la trattativa.

Domani, 27 maggio alle 20,30, alla Nuova Stecca di Milano, sarà organizzato dal Comitato

Stop TTIP un incontro pubblico dal titolo :” Gli effetti del TTIP su Agricoltura e alimentazione”.

Parteciperanno: Andrea Ferrante – responsabile esteri AIAB; Dario Olivero - presidente Cia di

Milano e Provincia;  Lorenzo Berlendis - vice presidente Slow Food Italia; Dan Cisma - Ecoruralis

Romania, la via Campesina; Marco Cuneo - agricoltore bio; Paola Cozzi - Gas LoLa.

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