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09/09/2016

Il biologico cresce e guida l'innovazione: i dati del 2016 da Firab e BioBank

Grande successo del bio: dopo un anno di crescita a due cifre (+20%), i primi sei mesi del 2016 hanno già toccato incrementi del 21%, secondo i dati Ismea Nielsen del biologico confezionato venduto sui banchi della GDO. Il numero di famiglie acquirenti ha superato i 19 milioni e, tra questi, oltre 13 milioni li consumano almeno 1 volta la settimana.
Non solo il food bio cresce ma anche i prodotti d’erboristeria dell’industria cosmetica, con un fatturato passato dai 365 milioni del 2010 ai 431 nel 2015.
Ma il trend positivo non ha interessato solo la distribuzione specializzata e non, ma anche gli altri canali di distribuzione alternativi per i prodotti bio, come quelli della filiera corta, come evidenzia l’ultimo rapporto Bio Bank 2016 (potrete consultarlo al SANA al Pad. 26 Stand C/9).

Da un lato spiccano nettamente i siti di e-commerce di alimenti bio, i gruppi d’acquisto solidale e le attività di ristorazione con materie prime bio. Prevalente la presenza degli spacci per la vendita diretta presso le aziende agricole biologiche, a seguire quella degli agriturismi aperti da coltivatori bio e delle mense scolastiche che utilizzano materie prime biologiche.
Nel solo canale supermercati, il rapporto sottolinea il continuo infoltirsi delle marche private bio e vegan, con assortimenti sempre più ampi e profondi, sia in termini di scala prezzi, che dal punto di vista dei segmenti, che coprono oggi anche le nicchie: dai piatti regionali ai prodotti vegani e funzionali, dagli alimenti per bambini al non alimentare eco e bio.
Molti degli “afecionados” del bio continuano a frequentare i negozi specializzati di alimenti bio (sempre più organizzati in catene): anche loro con una crescita a due cifre (+ 15%) nell’ultimo anno, con una ampia offerta di prodotti sempre più differenziata, attenta al valore della biodiversità e dei territori.
Le ultime stime (tra cui Ismea, Nielsen, Assobio e Nomisma) vedono un mercato biologico italiano di circa 4,3 miliardi di euro, con 873 milioni di euro di vendite presso la Gdo, 862 milioni fatturati negli specializzati e 1,6 miliardi di euro provenienti dalle esportazioni.

Importanza crescente per i canali della filiera corta: il biologico, proprio in virtù del modello produttivo e del maggior legame con le tradizioni, con la storia colturale e culturale del territorio, è stato pionieristico nell’operare tramite i canali alternativi di vendita diretta, che sembrano rispondere meglio alle necessità generazionali di reddito agricolo, di diversificazione e multifunzionalità dell’agricoltura, di valorizzazione del territorio, di sostenibilità e, insieme, alle nuove tendenze del consumo (relazionale, esperienziale, valoriale, consapevole) con una richiesta di rapporti fiduciari.

La vendita diretta in azienda e ogni altra forma di filiera corta, oltre a garantire l’acquisto di prodotti bio a prezzi accessibili e una maggiore retribuzione del lavoro agricolo, sembra, infatti, essere un canale di vendita capace di coniugare la necessità di una agricoltura sostenibile in termini sia economici che ambientali con le esigenze dei consumatori. 

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