L'indagine presentata da Report nella puntata di apertura della ventesima stagione, dal titolo "BIO ILLOGICO", deve essere presa seriamente in considerazione e indurre una profonda analisi del sistema di certificazione e di sorveglianza, ma non comporti una reazione distruttiva e sommaria.
I problemi sollevati sono gli stessi che AIAB ha fatto presente in ogni ambito a partire dalla necessità che anche le Regioni esercitino l’attività di vigilanza sugli organismi di controllo come prevede la legge; aspetti sottolineati anche in una lettera al Ministero inviata una settimana prima della trasmissione.
Sottolineiamo però, che nel settore ci sono molti imprenditori seri e proprio per non buttare alle ortiche decenni di serio lavoro di tanti agricoltori e imprenditori a causa di pochi disonesti, quasi sempre commercianti e non produttori, che si muovono nel bio come in tutti i settori dove riescono ad infiltrarsi, va rafforzato il rapporto diretto e l’alleanza tra produzione e consumo.
Il settore è in espansione ed è sano, ha un crescente successo commerciale e ciò attrae l'attenzione anche di chi vuole approfittarne attraverso rischiose ed illegali scorciatoie. La sfida è continuare a crescere sani, rafforzando il sistema di certificazione, che ha indubbiamente grandi debolezze, adeguandolo alla situazione che si evolve.
Anche la critica al fatto che gli agricoltori bio paghino i certificatori è un falso argomento, non solo perchè i sistemi di qualità dell'industria e dei servizi e pure delle pubbliche amministrazioni si basano sulle stesse norme e su analoghi meccanismi di certificazione, ma soprattutto perché non sono stati gli agricoltori a scegliere ma l’UE prima e l’Italia poi a rifiutare la possibilità di una certificazione pubblica, non per forza migliore.
Non solo in Italia ma nella maggior parte degli stati europei ci si affida a enti privati, accreditati e controllati, questo è lo strumento che già funziona e che va rafforzato e fatto crescere assieme al bio.
Il "bio locale rimane comunque la scelta più sicura", proprio come stiamo facendo noi con il GODO affidandoci a soci regionali conosciuti e a soci di altre regioni, possibilmente in garanziaAIAB, il marchio che garantisce, tra l’altro, il 100% di materia prima bio.
Quello che ci suggerisce la trasmissione è una responsabile presa d'atto della necessità di controlli costanti e chiari a tutela del cittadino e della correttezza della stragrande maggioranza degli agricoltori. Per questo AIAB Umbria sta pressando l’assessorato perché attivi la vigilanza e contemporaneamente sostenendo sia politicamente sia tecnicamente i produttori e, tramite il GODO garantire trasparenza e conoscenza di chi produce.
Noi vogliamo continuare ad essere costruttivi e lavoriamo per migliorare e non per distruggere, ma nemmeno nascondiamo la testa nella sabbia, affrontiamo senza remore le debolezze del sistema di controllo e di sorveglianza. AIAB lo sta proponendo da tempo ed è disponibile ad ogni contributo e confronto.
La presidente
Anne Marjatta Heliste
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